Poesie
di Oreste Bonvicini
Perròs sotto
la pioggia.
Rimbalzava dentro di noi
muovendo al ritorno.
Lontana
Parigi
lontano il giglio di Versailles
inciso su rosso broccato.
Grande
rimane la terra
-hai detto-
sequenza di boschi e coltivi
e la pioggia
ad evocare un mondo
da cui fuggiamo.
Ti manca il canto delle campane
-confessa-
colmerebbe l'agreste misura
di questo mare
che grigio si ritrae.
Il sole
nascosto
in un cielo d'ombra uniforme.
Les
Fleurs d'Ajonc
(a Pont-Aven)
come il
cielo
di quel giorno
nell'ufficio
turistico illuminato a giorno.
La scuola di
pittura
poco sotto
la vecchia
pensione Gloanec.
Il Cristo
giallo
ritratto sullo sfondo.
E ricordando
i diseredati
di Miracolo a Milano
saltavo dall'ombra al sole
inseguendo il magico cerchio
del raggio
proiettato sul selciato.
L'anno 1669
inciso sull'architrave.
Il tempo non
scalfisce
la purezza della memoria
Riarsa nel
passato
-hai detto-
cancellata
come il seme d'antiche genìe,
oggi
polvere e sangue raggrumato.
I Lestrigoni
avevano ideato
un gioco innocente.
Sormontare
la terra
di lunghi filari di pietra.
Menhirs
innalzati
per contrastare la forza del mare.
Curvandoci
sui sassi
cerchiamo forme di vita
rivolti a noi
feticci
mostri
volti
d'uomini nascosti
impietriti dalla magia.
Ah!
l'ultimo sorriso
riflesso
su questa scheggia opalescente
Solitaria
come per sortilegio
stringeva tra le dita
una treccia recisa.
Qualcuno,
di cui non ricordo il nome,
disse
-brucia i capelli
o saranno spiriti inquieti
a invadere la tua casa.-
I Gufi
nascosti sotto terra
Il 1789
esploso come un vulcano
Non è detto
siano cenere
le morti conosciute.
Rinascita
forse
emulazione d'altra vita
risorte sconosciute forme
ignote
a queste esperienze
già vissute
Bassa
marea
(Lieu de Greve)
Camminiamo
rivolti alla luce
consapevoli che tutto dovrà finire.
Camminiamo
sul fondo del mare
corrugato e scuro.
Un
viaggiatore oziando
legge un vecchio giornale.
Quando
ritorna il mare?
Quando la notte
umida e silenziosa?
E'
lontana
mentre i nostri passi
sono ancora incisi sulla rena.
Andiamo
verso ciò a cui assomigliamo.
La costa
è un vicolo cieco.
Il porto
ingombro di gusci inclinati
è una costellazione di mondi immoti
isole davanti a noi
intorno a noi
come parole
spese in un racconto senza storia.
Non è vero
che la luce
è sempre luce.
È
riflesso delle acque
a notte
riflesso delle torce.
Dondolati
dal flottare del battello
la costa pare lontana.
E'
riflesso di un altro ritorno.
Lo sguardo
cilestrino
come un riflesso
dell'Oceano al mattino.
Le mani
azzardate
tese a strozzare la gòmena consunta.
L'Angelus
troisième
è attraccato sous le vent.
Sordo il rollio della chiglia.
Un saluto e il motore riprende.
Così non
crederai alle mie parole
alla ricerca del
sempre-che-sia-possibile
irraggiungibile
confine delle tue emozioni.
I riflessi
di questa sabbia
l'acqua che tornando
nasconde
le tracce profonde.
O perché
qualcosa rimanga
dirai
-Addio piogge rade.-
L'ozio ci pervade.
Il nulla aleggia sulla nostra fronte
e confonde lo sguardo con cui attendiamo
una nuova marea.
Il sole
forse sta scherzando!
Non
vuol scendere
oltre l'orizzonte.
Oreste Bonvicini
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